Difetti su opere edili: quando possono essere considerati gravi

La Cassazione tramite la sentenza 1423 del 2019 definisce in maniera precisa quando un difetto, su un'opera edilizia, può essere considerato grave al fine di poter quantificare l'adeguato risarcimento.
La gravità di un difetto per un lavoro mal eseguito non dipende dall'entità, ma solamente dalle conseguenze che da esso possono derivare.
Per gravi carenze si intendono non solo problemi strutturali ma tutto ciò che può compromettere il normale godimento del bene, la sua funzionalità e l'abitabilità.
Se un vizio può essere eliminato solo attraverso lavori di rinnovamento, riparazione allora esso viene definito grave.

Sulla base di quanto stabilito dall'articolo 1669 del Codice Civile, affinchè venga tutelata l'incolumità personale bisogna che sia garantita la stabilità e la solidità degli immobili nel corso degli anni. Pertanto il costruttore deve rispondere dei difetti, in modo particolare se questi sono gravi, e dei lavori che non vengono realizzati a regola d'arte.


Ad esempio il proprietario di un appartamento aveva querelato l’impresa che si era occupata dei lavori di ristrutturazione nel condominio. Secondo questo inquilino i lavori avevano generato umidità nei muri corrispondenti ai balconi esterni.

La Cassazione dopo una serie di accertamenti e verifiche condotte da tecnici esperti e qualificati aveva stabilito che i difetti erano dovuti alla tecnica costruttiva e li aveva qualificati come gravi perchè potevano compromettere elementi essenziali della struttura. 
Secondo quanto stabilito dai giudici l'impresa esecutrice dei lavori ha risarcito il condominio per i danni provocati.

 Photo Credits: Google Imagine

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