Come regolamentare la riduzione del canone di locazione


La forte crisi economica ha portato, nell'ultimo anno, a consolidare la prassi dell'accordo consensuale tra inquilino e proprietario per la riduzione del canone di locazione.
Da una parte, infatti, il conduttore non riesce più a sostenere le spese del canone e degli oneri accessori, dall'altra al locatore si prospetta la possibilità di un immobile sfitto sul quale continuano tuttavia, a gravare le imposte e gli oneri di manutenzione.
La variazione del canone non indica una novazione di un rapporto di locazione, per il quale pertanto rimangono invariate tutte le altre obbligazioni e pattuizioni, compresa la scadenza.
Le scritture di riduzione del canone, sebbene non soggette all'obbligo della registrazione in quanto non rientranti nelle ipotesi previste dagli artt. 3 e 17 del DPR 131/1986 - cessioni, risoluzioni, proroghe del contratto originario-  né implicanti un'ulteriore liquidazione dell'imposta di registro - art. 19 DPR 131/1986- sono sottoposte alla registrazione presso l'Agenzia delle Entrate per attribuire data certa alle pattuizioni ivi contenute e per ottenere una diminuzione della base imponibile ai fini dell'imposta di registro e delle imposte dirette.
Recentissimamente, con il decreto legge  “Sblocca Italia” n. 133/2014, è stata disposta la totale esenzione da ogni imposta degli accordi in proposito. L' art 19 prevede, infatti,  che "la registrazione dell'atto con il quale le parti dispongono esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione ancora in essere è esente dalle imposte di registro e di bollo”.
E’ opportuno ricordare che la registrazione dell’accordo di riduzione dovrà essere espletata utilizzando il Modello 69 (e non il modello RLI) e pertanto non potrà avvenire in forma telematica.
La riduzione del canone può essere concordata per tutta la durata del rapporto di locazione oppure si può limitare a un periodo qualora si ritenga che la situazione economica attuale sia superabile in breve tempo.









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